Esplorazioni
Nei fiumi di Venezuela, Colombia, Brasile e Perù
Filiera
Collaboriamo con pescatori e impianti di import export
Viaggi organizzati
Accompagnaci nelle prossime spedizioni
Shop
Tutto per ricreare un angolo di Amazzonia in casa
Il nostro desiderio

Vivi i documentari che guardavi da bambino

La passione per la natura acquatica ci ha portato a scoprire in prima persona quel mondo esotico che ci appassionava da bambini e vivere esperienze indimenticabili

Reportage 2023
Reportage 2023
Anche quest'anno ripetiamo i successi con esperienze, ricordi e fotografie incredibili.
Reportage 2021
Reportage 2021
Siamo andanti in avanscoperta e ne siamo rimasti estasiati!
Come prepararsi!
Come prepararsi!
Ecco la guida definitiva per preparti al meglio alla tua avventura acquariofila in Amazzonia
Blog

Ultimi articoli

Ti raccontiamo le nostre avventure e ti condiviamo informazioni utili per la gestione del tuo acquario amazzonico

Reportage 2021

Un ricordo indelebile

Agosto 2021 era la data della nostra partenza, la prima nostra esplorazione, nell’Amazzonia. Il desiderio, di poter vedere con i propri occhi foreste sconfinate e fiumi grandi quanto dei mari, cresceva di giorno in giorno con l’avvicinarsi della data del volo per Leticia. Sarà stata l’influenza di tutti i documentari visti milioni di volte sull’Amazzonia o l’innata volontà di esplorare la selva, mimando i grandi esploratori di fine Ottocento, ma la fusione del profondo verde nel limpido azzurro, che solo in questa parte del mondo chiamava all’avventura.

La preparazione all’esplorazione

Non avevamo informazioni precise, tantomeno contatti che potessero darci qualche consiglio su come attrezzarci per non sapevamo nemmeno noi cosa. Nei nostri pensieri era però costante un solo pensiero: catturare e osservare dal vivo quanta più natura potessimo. A Bogotà, città dove avevamo la nostra sede operativa, non eravamo riusciti a trovare per tempo il necessario (retini e materiale per campionare), ma solo materiale per analisi scientifiche: vetrini per il microscopio, pipette Pasteur e cose simili, che usavamo già per i nostri lavori. Nel bagaglio non entravano gli stivali, o forse non ci avevamo pensato tanto eravamo presi dalla gioia. Finito di preparare le valigie, con camicie, pantaloni lunghi, attrezzatura e l’immancabile microscopio di Matteo, prendemmo un Uber fino all’aeroporto.

Primo impatto

Quando dal finestrino del più piccolo aereo che avevamo mai preso vedemmo la foresta, entrambi rimanemmo a bocca aperta. Era infinita. L’aereo atterrò, e la nostra avventura iniziò. Leticia è una città, porto fluviale, sul Rio delle Amazzoni di quasi 50 mila abitanti. Non ci aspettavamo tutte quelle auto e motorini. E proprio con questi arrivammo in albergo. Il clima è proprio come ce lo si aspetterebbe, caldo e umido, il mio preferito, nonostante le origini pressoché alpine. Qui a Leticia, dopo qualche passeggiata di esplorazione, capimmo di essere nel post sbagliato. Troppo turismo e le conseguenti “attività” o trappole, prezzi elevati per quello che ci eravamo immaginati. In questi giorni, grazie all’aiuto di un señor, Don Ricardo, riuscimmo a conoscere diverse istituzioni locali, ma soprattutto doña Lucila con la figlia Cindy, entrambe gestiscono un centro di raccolta di pesci tropicali. I pesci, pescati dai pescatori, vengono stoccati in questi centri, per poi essere spediti alle serre di esportazione presenti in capitale Bogotà. Nonostante le grandi risate e amicizie create, capimmo che dovevamo cambiare città in cui stare, se volevamo immergerci nella selva.

Direzione Natura – Puerto Nariño

La nostra nuova meta era decisa: Puerto Nariño. Questo piccolo villaggio di 6 mila abitanti è una riserva indigena a sole due ore di navigazione con barca lungo il fiume da Leticia. Il pueblito sembra essere uscito da una fiaba. Non esistono mezzi a motore (tranne le piccole imbarcazioni) e i collegamenti tra le varie abitazioni sono sentieri lastricati di pietra rossa. L’ unico ostello, non esistono alberghi, è una palafitta vista fiume, che regala tramonti mozzafiato. Dalla torre, punto panoramico a pochi passi dall’ostello è possibile vedere come il fiume serpeggia nella foresta, non vedendo mai la fine.

L’esplorazione comincia

Tra un pleco in brodo ed un arawana alla brace, abbiamo conosciuto Josè, pescatore locale sulla settantina che ha deciso di farci da guida, sul fiume e nella foresta. Con un’imbarcazione precaria, mossa da un motore per scooter, la nostra esplorazione del fiume ha inizio. Subito ci porta a visitare altre comunità indigene che abitano lungo il fiume. Sono piccoli gruppi di case sparse, che vivono grazie ai frutti della foresta e alla pesca. Salendo il fiume arriviamo al lago Tarapoto, una zona dove solo le persone delle comunità locali possono pescare. Qui troviamo molti Piraña, Pleco, e molte specie di caracidi di 10-15 cm. Nel Rio delle Amazzoni la pesca avviene con reti da lancio o di posa. Nei giorni seguenti, grazie alla barca, riusciamo ad esplorare altre zone. Nella sponda peruviana, ci immergiamo tra alberi colossali e tra le fronde riusciamo a vedere un gruppo di bradipi. Mentre riposavamo sulla spiaggia era possibile osservare, specialmente al tramonto, gruppi di delfini rosa andare a caccia vicino alle sponde. Proprio lungo le sponde del fiume abbiamo pescato specie molto interessanti come Hydrolycus e una sogliola d’acqua dolce.

Nella selva

Navigare lungo il Rio delle Amazzoni è certamente un’emozione travolgente. Ma quello che si prova durante un temporale nella foresta amazzonica o nel silenzio della notte è qualcosa di magico. Con un retino rudimentale e fango fine alle ginocchia, siamo riusciti nel nostro scopo. Osservare i pesci che solitamente siamo abituati ad allevare negli acquari e anche qualche altro animale notevole, come millepiedi giganti, rane freccia e scimmie che sfrecciavano nella testa. In alcune pozze, ricoperte di Victoria amazzonica, siamo riusciti a vedere anche dei caimani. I pesci trovano sono stati; corydoras, apoistogramma, nannostomus, carnegiella, boehlkea e tanti altri.

Uncategorized
Reportage 2021

Un ricordo indelebile

Agosto 2021 era la data della nostra partenza, la prima nostra esplorazione, nell’Amazzonia. Il desiderio, di poter vedere con i propri occhi foreste sconfinate e fiumi grandi quanto dei mari, cresceva di giorno in giorno con l’avvicinarsi della data del volo per Leticia. Sarà stata l’influenza di tutti i documentari visti milioni di volte sull’Amazzonia o l’innata volontà di esplorare la selva, mimando i grandi esploratori di fine Ottocento, ma la fusione del profondo verde nel limpido azzurro, che solo in questa parte del mondo chiamava all’avventura.

La preparazione all’esplorazione

Non avevamo informazioni precise, tantomeno contatti che potessero darci qualche consiglio su come attrezzarci per non sapevamo nemmeno noi cosa. Nei nostri pensieri era però costante un solo pensiero: catturare e osservare dal vivo quanta più natura potessimo. A Bogotà, città dove avevamo la nostra sede operativa, non eravamo riusciti a trovare per tempo il necessario (retini e materiale per campionare), ma solo materiale per analisi scientifiche: vetrini per il microscopio, pipette Pasteur e cose simili, che usavamo già per i nostri lavori. Nel bagaglio non entravano gli stivali, o forse non ci avevamo pensato tanto eravamo presi dalla gioia. Finito di preparare le valigie, con camicie, pantaloni lunghi, attrezzatura e l’immancabile microscopio di Matteo, prendemmo un Uber fino all’aeroporto.

Primo impatto

Quando dal finestrino del più piccolo aereo che avevamo mai preso vedemmo la foresta, entrambi rimanemmo a bocca aperta. Era infinita. L’aereo atterrò, e la nostra avventura iniziò. Leticia è una città, porto fluviale, sul Rio delle Amazzoni di quasi 50 mila abitanti. Non ci aspettavamo tutte quelle auto e motorini. E proprio con questi arrivammo in albergo. Il clima è proprio come ce lo si aspetterebbe, caldo e umido, il mio preferito, nonostante le origini pressoché alpine. Qui a Leticia, dopo qualche passeggiata di esplorazione, capimmo di essere nel post sbagliato. Troppo turismo e le conseguenti “attività” o trappole, prezzi elevati per quello che ci eravamo immaginati. In questi giorni, grazie all’aiuto di un señor, Don Ricardo, riuscimmo a conoscere diverse istituzioni locali, ma soprattutto doña Lucila con la figlia Cindy, entrambe gestiscono un centro di raccolta di pesci tropicali. I pesci, pescati dai pescatori, vengono stoccati in questi centri, per poi essere spediti alle serre di esportazione presenti in capitale Bogotà. Nonostante le grandi risate e amicizie create, capimmo che dovevamo cambiare città in cui stare, se volevamo immergerci nella selva.

Direzione Natura – Puerto Nariño

La nostra nuova meta era decisa: Puerto Nariño. Questo piccolo villaggio di 6 mila abitanti è una riserva indigena a sole due ore di navigazione con barca lungo il fiume da Leticia. Il pueblito sembra essere uscito da una fiaba. Non esistono mezzi a motore (tranne le piccole imbarcazioni) e i collegamenti tra le varie abitazioni sono sentieri lastricati di pietra rossa. L’ unico ostello, non esistono alberghi, è una palafitta vista fiume, che regala tramonti mozzafiato. Dalla torre, punto panoramico a pochi passi dall’ostello è possibile vedere come il fiume serpeggia nella foresta, non vedendo mai la fine.

L’esplorazione comincia

Tra un pleco in brodo ed un arawana alla brace, abbiamo conosciuto Josè, pescatore locale sulla settantina che ha deciso di farci da guida, sul fiume e nella foresta. Con un’imbarcazione precaria, mossa da un motore per scooter, la nostra esplorazione del fiume ha inizio. Subito ci porta a visitare altre comunità indigene che abitano lungo il fiume. Sono piccoli gruppi di case sparse, che vivono grazie ai frutti della foresta e alla pesca. Salendo il fiume arriviamo al lago Tarapoto, una zona dove solo le persone delle comunità locali possono pescare. Qui troviamo molti Piraña, Pleco, e molte specie di caracidi di 10-15 cm. Nel Rio delle Amazzoni la pesca avviene con reti da lancio o di posa. Nei giorni seguenti, grazie alla barca, riusciamo ad esplorare altre zone. Nella sponda peruviana, ci immergiamo tra alberi colossali e tra le fronde riusciamo a vedere un gruppo di bradipi. Mentre riposavamo sulla spiaggia era possibile osservare, specialmente al tramonto, gruppi di delfini rosa andare a caccia vicino alle sponde. Proprio lungo le sponde del fiume abbiamo pescato specie molto interessanti come Hydrolycus e una sogliola d’acqua dolce.

Nella selva

Navigare lungo il Rio delle Amazzoni è certamente un’emozione travolgente. Ma quello che si prova durante un temporale nella foresta amazzonica o nel silenzio della notte è qualcosa di magico. Con un retino rudimentale e fango fine alle ginocchia, siamo riusciti nel nostro scopo. Osservare i pesci che solitamente siamo abituati ad allevare negli acquari e anche qualche altro animale notevole, come millepiedi giganti, rane freccia e scimmie che sfrecciavano nella testa. In alcune pozze, ricoperte di Victoria amazzonica, siamo riusciti a vedere anche dei caimani. I pesci trovano sono stati; corydoras, apoistogramma, nannostomus, carnegiella, boehlkea e tanti altri.